“Mori l’omu… e lassa la filama!” ricorda l’antica saggezza del popolo siciliano, “Muore l’uomo e lascia la sua Memoria!” intesa come pensiero, come insegnamento, esempio di vita, impegno civile, onestà… tutto quello ch’è degno di ricordo, di Memoria… Cerchiamo di chiarire, intanto, a noi stessi il senso vivo di questa parola “Memoria”. Perché… certo, i ricordi che ognuno porta con se nel corso della sua esistenza fanno memoria personale, quella memoria che lo stesso Sciascia scriveva in minuscolo; e c’è un’altra Memoria, quella scritta in maiuscolo, anche da Sciascia, perché si tratta di una Memoria che ha carattere generale, una Memoria che appartiene alla società, alla nazione, all’uomo in quanto umanità, una Memoria che appartiene all’umanità, alla storia. Ecco, l’insegnamento più chiaro e più vivo sul senso della Memoria ci proviene dal Maestro dei maestri, dal Cristo: alla vigilia del suo patire convoca a cena i dodici, i suoi Discepoli, con quelle parole bellissime d’incontro, (Luca XXII) “Ho desiderato ardentemente di mangiare con voi questa pasqua perché non ne mangerò più, finchè non si compia… nel regno di Dio”. Prende il pane, lo spezza e lo porge ai discepoli col dire “Questo è il mio corpo, il quale è dato per voi; fate questo in memoria di me!” E in chiesa, all’altare, nel celebrare l’Eucaristia, il sacerdote pronunzia le stesse parole del Cristo, “fate questo in memoria di me!”. Ecco, allora, il senso vivo e vero della Memoria: un fatto, un insegnamento che ci proviene dal passato ma che rivive -nel presente- per il nostro futuro, per un migliore avvenire.

 (da “Il futuro della MEMORIA di Leonardo Sciascia”)