I Mimi della terra del “Parnaso”
I mimi canicattinesi del mio fraterno amico Angelo La Vecchia, mi hanno riportato all’epoca della mia lontana giovinezza quando, autentico figlio della terra, solevo trascorrere l’estate in una fattoria di campagna dove dimoravano diecine di lavoratori dei campi.
La sera, dopo la cena, che costituiva il pasto principale (non per nulla si diceva “sona mezzuiornu e sona a parti, sona l’Avammaria e sona pi tutti” quando le notti “erano lunghe e monotone” l’unico svago era rappresentato da “li cunti” che generalmente narrava il più anziano: “spesso racconti –dell’assurdo e del non senso– che sapevano di favola e che finivano con il riso a danno di altri”.
Questi MIMI che hanno visto la loro nascita e la loro fioritura nella terra del Parnaso, limitrofa a quella di Pirandello e di Sciascia, entrambi parnasiani, per la precisione arcadi minori, stavano per cadere nell’oblio e sono stati “salvati”, anche se in parte, da Angelo La Vecchia.
Egli che tiene alto il culto del sapere ed in particolare delle cose di casa nostra, consapevole che le odierne generazioni e le future non avranno mai più occasione di sentirne parlare, ha creduto opportuno farne una raccolta.
Trattasi di un bene che viene ad arricchire il già cospicuo patrimonio culturale dell’Autore che, ben a ragione, il più tardi possibile, potrà dire “non omnis moriar”.
Calogero Corsello
dalla prefazione del libro.
