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	<title>Angelo La Vecchia</title>
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	<description>Studioso, Scrittore, Saggista, Uomo Libero</description>
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		<title>FIABA VERA</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
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		<category><![CDATA[news]]></category>
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		<description><![CDATA[Vita spirituale di Rosario Angelo Livatino Giudice assassinato dalla violenza demoniaca della Mafia
&#8220;A tutti i ragazzi d&#8217;Italia auguriamo di cuore che accolgano e traducano in vita il messaggio di fede e di speranza del nostro unico dilettissimo figlio martire per la giustizia.
I genitori Rosalia e Vincenzo Livatino&#8221;
Con questa semplice dedica dei genitori del giudice Rosario Livatino ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vita spirituale di <a title="sito dedicato a Rosario Livatino" href="http://www.livatino.it" target="_blank">Rosario Angelo Livatino</a> Giudice assassinato dalla violenza demoniaca della Mafia</p>
<div id="attachment_46" class="wp-caption aligncenter" style="width: 220px"><a href="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine8.jpg"><img class="size-medium wp-image-46" title="Fiaba Vera" src="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine8-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">la copertina</p></div>
<p><em>&#8220;A tutti i ragazzi d&#8217;Italia auguriamo di cuore che accolgano e traducano in vita il messaggio di fede e di speranza del nostro unico dilettissimo figlio martire per la giustizia.</em></p>
<p><em>I genitori Rosalia e Vincenzo Livatino&#8221;</em></p>
<p>Con questa semplice dedica dei genitori del giudice <strong>Rosario Livatino</strong> ci si introduce in un racconto che &#8220;<em>un vecchio maestro</em>&#8221; avverte l&#8217;urgenza di raccontare a tutti i ragazzi del mondo per un &#8220;<strong>mondo migliore</strong>&#8220;. &#8220;<em>Una </em><strong><em>Fiaba Vera</em></strong><em>, una favola meravigliosa che… favola non è!… una vicenda umanissima e vera ch&#8217;è nata in una famiglia umana; e si completa e rivive ancora in famiglia; nelle famiglie</em>&#8220;. La vita di <strong>Rosario Livatino</strong> viene raccontata con una prosa semplice ed immediata ma allo stesso tempo rigorosa nel suo snodarsi e nei contenuti. Un percorso di <strong>Fede</strong>, perché tale è da intendersi la vita del giudice Livatino, che giunge al martirio per mano della violenza demoniaca della Mafia. Tutto il racconto è impreziosito da numerose citazioni, da foto tratte dall&#8217;album di famiglia e da una appendice che narra della storia toccante di <strong>Elena Valdetara Canale</strong> &#8220;<em>un fatto che, per certi aspetti, mi ha sconvolto, un fatto prodigioso, chiamato addirittura miracolo</em>&#8220;.</p>
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		<title>&#8230;Lu Pani di Casa!</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:36:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
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		<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho voluto dare il titolo a &#60;Lu Pani di casa&#62; perché in esso trovo momenti, costumi e figure di un tempo passato che ha dato radici, profonde e vive, alla nostra cultura. E ho voluto esprimermi in siciliano per amore alla lingua, alla terra di Sicilia, quest&#8217;isola bella, ma amara; che ci ubriaca di sole, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_42" class="wp-caption aligncenter" style="width: 227px"><a href="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine7.jpg"><img class="size-medium wp-image-42" title="Lu Pani di Casa" src="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine7-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">la copertina</p></div>
<p>Ho voluto dare il titolo a &lt;Lu Pani di casa&gt; perché in esso trovo momenti, costumi e figure di un tempo passato che ha dato radici, profonde e vive, alla nostra cultura. E ho voluto esprimermi in siciliano per amore alla lingua, alla terra di Sicilia, quest&#8217;isola bella, ma amara; che ci ubriaca di sole, c&#8217;intristisce di pena, c&#8217;infiamma di amore.</p>
<p>Spero tanto che -nei giovani soprattutto- questi… canti rusticani suscitino, per dirla col <strong>Sciascia </strong>nella presentazione di Kermesse, &#8220;<em>amore al luogo in cui si è nati, alle persone, alle cose, alle parole di cui la nostra vita, nell&#8217;infanzia e nell&#8217;adolescenza, si è intrisa</em>&#8220;; e riscoprano il senso antico, vivo e profondo, del pane, che la società del benessere e dei consumi non deve farci dimenticare e che, in ogni caso, resta quello dei nostri padri consegnatoci dal <strong>Maestro </strong>di tutti i tempi nella <strong>preghiera al Padre</strong>, &#8220;<em>dacci oggi il nostro pane quotidiano…</em>&#8221;</p>
<p>Angelo La Vecchia</p>
<p>dalla presentazione del libro</p>
<p><a href="http://www.lavecchia.it/wordpress/lu-pani-di-casa.html">leggi la posesia &#8220;Lu Pani di Casa!&#8221;</a></p>
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		<title>&#8230;Cunta e racconta&#8230; zì Tano Giglia</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
				<category><![CDATA[narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Una deliziosa raccolta di racconti in siciliano con traduzione a fronte.
“Lu zi Tanu Giglia” visse negli anni ‘30 a Canicattì ed è diventato popolare per i suoi racconti, di felice inventiva, con i quali intratteneva i fanciulli e giovani al piano della Badia; e le sue fantastiche “pallonate” facevano il giro della città: zi Tanu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una deliziosa raccolta di racconti in siciliano con traduzione a fronte.</p>
<div id="attachment_34" class="wp-caption aligncenter" style="width: 202px"><a href="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine6.jpg"><img class="size-medium wp-image-34" title="zì Tanu Giglia" src="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine6-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">la copertina</p></div>
<p>“<em>Lu zi Tanu Giglia</em>” visse negli anni ‘30 a Canicattì ed è diventato popolare per i suoi racconti, di felice inventiva, con i quali intratteneva i fanciulli e giovani al piano della Badia; e le sue fantastiche “pallonate” facevano il giro della città: zi Tanu Giglia è diventato un mito, una leggenda, un bel grande Mimo di Canicattì.</p>
<p>Angelo La Vecchia</p>
<p>dalla presentazione del libro</p>
<p>Pagine che suscitano allegria ma anche riflessione e meditazione: sono riesumate nei racconti e negli aneddoti tutte le “<em>cianfrusaglie</em>” di casa nostra, i personaggi, gli episodi di tempi trascorsi, i richiami –e, insieme– i riferimenti socio-educativi dei quali Angelo La Vecchia si fa abile diffusore.</p>
<p>…”<em>lu zi Tanu Giglia</em>” -una specie di <strong><a title="Barone_di_Munchhausen" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barone_di_Münchhausen" target="_blank">barone di Munchausen</a></strong> nostrano– la cui presenza non è stata ancora totalmente oscurata&#8230;</p>
<p><strong>Giuseppe Alaimo</strong></p>
<p>dalla prefazione del libro</p>
<p>Il libro è scritto in dialetto</p>
<p><a title="leggi un racconto" href="http://www.lavecchia.it/wordpress/la-mira-di-lu-zi-tanu-e-li-palummi.html">Leggi un racconto</a></p>
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		<title>I Mimi della terra del &#8220;Parnaso&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 15:14:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
				<category><![CDATA[narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[I mimi canicattinesi del mio fraterno amico Angelo La Vecchia, mi hanno riportato all’epoca della mia lontana giovinezza quando, autentico figlio della terra, solevo trascorrere l’estate in una fattoria di campagna dove dimoravano diecine di lavoratori dei campi.
La sera, dopo la cena, che costituiva il pasto principale (non per nulla si diceva “sona mezzuiornu e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I mimi canicattinesi del mio fraterno amico <strong>Angelo La Vecchia</strong>, mi hanno riportato all’epoca della mia lontana giovinezza quando, autentico figlio della terra, solevo trascorrere l’estate in una fattoria di campagna dove dimoravano diecine di lavoratori dei campi.</p>
<div id="attachment_30" class="wp-caption aligncenter" style="width: 213px"><a href="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine5.jpg"><img class="size-medium wp-image-30" title="I mimi della terra del &quot;Parnaso&quot;" src="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine5-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina</p></div>
<p>La sera, dopo la cena, che costituiva il pasto principale (non per nulla si diceva “sona mezzuiornu e sona a parti, sona l’Avammaria e sona pi tutti” quando le notti “<em>erano lunghe e monotone</em>” l’unico svago era rappresentato da “<em>li cunti</em>” che generalmente narrava il più anziano: “spesso racconti –dell’assurdo e del non senso– che sapevano di favola e che finivano con il riso a danno di altri”.</p>
<p>Questi MIMI che hanno visto la loro nascita e la loro fioritura nella terra del Parnaso, limitrofa a quella di Pirandello e di Sciascia, entrambi parnasiani, per la precisione arcadi minori, stavano per cadere nell’oblio e sono stati “salvati”, anche se in parte, da Angelo La Vecchia.</p>
<p>Egli che tiene alto il culto del sapere ed in particolare delle cose di casa nostra, consapevole che le odierne generazioni e le future non avranno mai più occasione di sentirne parlare, ha creduto opportuno farne una raccolta.</p>
<p>Trattasi di un bene che viene ad arricchire il già cospicuo patrimonio culturale dell’Autore che, ben a ragione, il più tardi possibile, potrà dire “<em>non omnis moriar</em>”.</p>
<p><strong>Calogero Corsello</strong></p>
<p>dalla prefazione del libro.</p>
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		<title>Testuccia e Testaccia, Flic e Floc e altri racconti</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
				<category><![CDATA[narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[I racconti del maestro. Angelo La Vecchia chiudeva le sue lezioni con una storia diversa ogni giorno. Storie legate strettamente alla vita scolastica che divertivano e congedavano gli alunni con il sorriso sulle labbra.
Il volume, illustrato con amore dall’amico pittore Rosolino Italiano, comprende le storie di Testuccia e Testaccia aggiunte ad una riedizione di Flic [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I racconti del maestro. Angelo La Vecchia chiudeva le sue lezioni con una storia diversa ogni giorno. Storie legate strettamente alla vita scolastica che divertivano e congedavano gli alunni con il sorriso sulle labbra.</p>
<p>Il volume, illustrato con amore dall’amico pittore Rosolino Italiano, comprende le storie di Testuccia e Testaccia aggiunte ad una riedizione di Flic e Floc e altri racconti.</p>
<p><a href="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-26" title="copertina Testuccia" src="http://www.lavecchia.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Immagine4-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p>Testuccia e Testaccia sono due scolari che “sono i più grandi della scolaresca senza essere ancora ripetenti”; con le loro storie e disavventure stimolano i ragazzi a riflettere sul senso dell’istruzione e della vita scolastica in senso lato.</p>
<p>Flic e Floc sono due gocce d’acqua che, attraverso le loro storie, descrivono il ciclo dell’acqua. Completano l’opera altri racconti.</p>
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		<title>LU PANI DI CASA</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
				<category><![CDATA[poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[da: &#8220;&#8230;Lu Pani di Casa&#8230;&#8221; ed. Meta, 1982
C&#8217;era &#8216;na vota &#8230;lu pani di casa.
Quant&#8217;era bieddu lu pani di casa!
&#8216;mpastatu cu farina di frummientu
nni la maidda di li nostri matri!
 
La mamma cci cirnica la farina
e nni lu miezzu cci facìa la conca
unni squagliava sali e criscenti;
e lu &#8216;mpastava, poi, cu l&#8217;acqua calla,
e ccu li pugna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da: &#8220;&#8230;Lu Pani di Casa&#8230;&#8221; ed. Meta, 1982</em></p>
<p><em><em>C&#8217;era &#8216;na vota &#8230;lu pani di casa.</em></em></p>
<p><em><em>Quant&#8217;era bieddu lu pani di casa!<br />
&#8216;mpastatu cu farina di frummientu<br />
nni la maidda di li nostri matri!</em></em></p>
<p><em><em> </em></em></p>
<p>La mamma cci cirnica la farina<br />
e nni lu miezzu cci facìa la conca<br />
unni squagliava sali e criscenti;<br />
e lu &#8216;mpastava, poi, cu l&#8217;acqua calla,<br />
e ccu li pugna lu caddiava tuttu;<br />
e a pezzu a pezzu nni facìa guasteddi.<br />
Poi, cu paglia e scorci, famiava lu furnu;<br />
e appena fattu lu jva a &#8216;nfurnari.</p>
<p>E… ccu la pasta appena lievitata<br />
facìa a li voti guastidduzzi fritti,<br />
pasta sfugliata cu &#8216;ncapu lu zuccaru.<br />
Oppuru… mentri ca sistava a famiari,<br />
si facivanu fuazza e fuazzuna;<br />
e… s&#8217;arristava pasta… la scacciata.</p>
<p>Quant&#8217;era bieddu lu pani di casa,<br />
ca appena si livava la balata e si sfurnava<br />
inchiva la casa di fragranza viva:<br />
-Ah… chi aduri bieddu, sia ladatu Iddiu!<br />
Conzato, poi, cu l&#8217;ogliu e ccu lu sali<br />
… si nni calava… comu li viscotta.<br />
E già dastava dda guastedda biunna,<br />
bedda e sgrignata tutta &#8216;ntunnu, &#8216;ntunnu,<br />
comu vucca ridenti d&#8217;un carusu,<br />
bastava appena dda guastedda sula,<br />
&#8216;ncapu la tuvaglia di la tavula,<br />
… c&#8217;addivintava festa nni la casa!</p>
<p>&#8216;Na vota… -mi la cuntà lu mè maestru-<br />
un carusu ca… nun vulìa manciari pani sulu,<br />
un grignu friscu lu jttà a li pedi<br />
&#8220;Scialaratu!&#8221; cumuncià a parlari ddu grigniddu,<br />
comu lu griddu parlanti di Pinocchiu,<br />
&#8220;Scialaratu, tu fai piccatu ranni!<br />
Lu sai di quanti stenti e quanti affanni<br />
propriu pi ttia ju fuvu &#8216;mpastatu?<br />
E lu viddanu priparà la terra,<br />
ca la ruppi, l&#8217;arrifunniu e l&#8217;arritrizzau ccul&#8217;aratu<br />
e nni li surca ci jttà simenta c&#8217;addivintà lavuri.<br />
E poi… zappari e zappari; e scippari<br />
erba tinta; e metiri e pisari;<br />
e spagliari e cèrniri e purtari a magazzinu;<br />
e poi a lu mulinu pi fàrini farina;<br />
e ancora cèrniri e &#8216;mpastari;<br />
e famiari furnu e poi sfurnari;<br />
e sempri stenti, sudura e spiranza<br />
ca… di stenti, di sudura e di spiranza<br />
è fatta la vita! Scialaratu!<br />
E nun diri cchiù &lt;dacci oggi il nostru pani<br />
quotidianu&gt; a lu Signuri, scialaratu!&#8221;<br />
E ddu carusu chiangì, tuttu pintutu;<br />
piglià ddu pani, cci sciuscià cu tantu amuri,<br />
tantu pi livari &#8216;u pruvulazzu,<br />
lu vasà e cumincià a manciari…<br />
pani e… pani comu cumpanaggiu;<br />
e divintà cchiù ranni pirchì…<br />
lu pani… è pani: è grazia di Diu!<br />
E fa crisciri sani e forti li carusi.</p>
<p><em><em>Quant&#8217;era bieddu lu pani di casa!<br />
&#8216;mpastatu cu farina di frummientu<br />
… un donu ranni ca nni fici Diu!</em></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA MIRA DI LU ZI TANU E LI PALUMMI</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 22:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
				<category><![CDATA[narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
da: &#8220;Cunta  e racconta zi Tano Giglia&#8221; ed. Meta, 1992

Quannu cuntavu lu fattu di lu liebru quarcunu mi diciva c&#8217;avissi sbagliatu la mira, ca ssa vota sbagliavu lu cuorpu! Nonzignori! Ddr&#8217;armalazzu santava nni la ristuccia anta, nun sulu! Faciva santi luonghi e curti, ch&#8217;è diri? a chi nni faciva deci-quinnici metri e nni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Georgia; font-size: medium;"><em><strong> </strong></em></span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"><em>da: &#8220;Cunta  e racconta zi Tano Giglia&#8221; ed. Meta, 1992</em></span><span style="font-family: Georgia; font-size: small;"><em><strong><br />
</strong></em></span></p>
<p><em>Quannu cuntavu lu fattu di lu liebru quarcunu mi diciva c&#8217;avissi sbagliatu la mira, ca ssa vota sbagliavu lu cuorpu! Nonzignori! Ddr&#8217;armalazzu santava nni la ristuccia anta, nun sulu! Faciva santi luonghi e curti, ch&#8217;è diri? a chi nni faciva deci-quinnici metri e nni faciva santi di appena quattru-cincu metri: la mira nun pò essiri costanti. Allura pirchì nun sbagliu mai cu li quagli o li palummi? Sienti chista.<br />
&#8216;Na vota, a Firlazzanu, a cavaddru, &#8220;naschisicchi pronta a tiru&#8221;, e vidu nill&#8217;aria du palummi bianchi e saluci, ca parivanu diri &#8220;pigliami, pigliami siddru si&#8217; capaci!&#8221;.<br />
Dettu e fattu, pigliu la mira e pum! pum! Ddri du armaluzzi cadinu a chiummu; ed iu, lestu, apru a la manca e a dritta la sacca di li viertuli; e &#8220;ploff!&#8221; ddra intra li palummi! una a sinistra e una a la destra, ca quannu la cuntu, nun ci cridunu, minchiunazzi!</em></p>
<p><strong><br />
LA MIRA DI ZI&#8217; TANO E LE COLOMBE</strong></p>
<p>Quando raccontavo il fatto della lepre qualcuno affermava che avrei sbagliato la mira, che in quella occasione avrei sbagliato il colpo! Nossignori! Quell&#8217;animaletto saltava nella ristoppia alta, non solo! faceva salti lunghi e brevi, che debbo dire? faceva salti di dieci, quindici metri e faceva salti di appena quattro &#8211; cinque metri: la mira non può essere costante. Allora perché non sbaglio mai con le quaglie o con le colombe? Senti questa.<br />
Una volta, a Ferlazzano, avevo lasciato la via per Campobello e stavo per giungere a Ferlazzano, a cavallo, &#8220;naschisecchi&#8221; pronta al tiro, e vedo nell&#8217;aria due colombe, bianche e prosperose, che sembravano dire &#8220;prendimi! prendimi se ne sei capace!&#8221;<br />
Detto e fatto, prendo la mira e pum! pum! quei due animaletti cadono a piombo; ed io, lesto, apro alla sinistra e alla destra la sacca delle bisacce: &#8220;plof!&#8221; lì dentro le colombe! una a sinistra e una a destra, che tutte le volte che lo racconto, non ci credono, stupidoni!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sito in ristrutturazione</title>
		<link>http://www.lavecchia.it/wordpress/ciao-mondo.html</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 15:35:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eliolav</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuto visitatore. Il sito web è attualmente in manutenzione.
Tornerà presto visibile con una veste grafica tutta nuova.
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<p>Tornerà presto visibile con una veste grafica tutta nuova.</p>
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